Pap-test e hpv-test sono screening fondamentali per garantire il diritto alla salute alle persone transgender e non binarie, ma se ne parla ancora troppo poco. Approfondiamo questo tema insieme alla Dott.ssa Elisabetta Uboldi, ostetrica presso SYNLAB San Nicolò sede di Como.
Nonostante la salute sia un diritto, ad oggi esistono molte soggettività che vengono invisibilizzate ed emarginate anche all’interno dei contesti sanitari, che dovrebbero invece essere luoghi sicuri in cui trovare competenza, professionalità e accoglienza.
La mancanza di conoscenza è la causa principale del pregiudizio alla base della discriminazione. Risulta quindi fondamentale capire la differenza tra il sesso biologico e il genere di un individuo.
Il sesso biologico riguarda l’insieme delle caratteristiche fisiche attraverso le quali si viene associati alla nascita a uno dei due sessi (maschio o femmina). Il genere riguarda invece il versante psicologico, ovvero la percezione che l’individuo ha di sé stesso: non basta quindi l’appartenenza sessuale a definire una persona uomo o donna.
Con il termine transgender si indicano tutte le persone la cui identità di genere non corrisponde con il sesso assegnato alla nascita. Le persone non binarie sono invece individui che non si identificano nei due generi maschile e femminile.
Le persone transgender possono scegliere di affrontare un percorso di transizione tramite trattamento ormonale e, in alcuni casi, sottoporsi a un intervento chirurgico di demolizione e ricostruzione degli organi sessuali.
Dal 2015, in seguito a una sentenza della Corte di Cassazione, l’operazione chirurgica non è più indispensabile ai fini della rettifica dei dati anagrafici.
Ne consegue che diversi uomini trans e persone non binarie conservano gli organi sessuali femminili (utero e ovaie) e dovrebbero sottoporsi agli esami di prevenzione (come pap-test e hpv-test) con la stessa cadenza delle donne cisgender (donne che si riconoscono con il loro sesso biologico).
Gli studi dimostrano che le persone transgender e non binarie subiscono vere e proprie violenze psicologiche e vessazioni da parte degli operatori sanitari, per mancanza di comprensione e conoscenza e questo aumenta la difficoltà per questa fetta di popolazione di accedere alle cure di cui ha diritto.
In Italia i dati sulla prevenzione oncologica forniti dal Ministero della Salute dicono che solo il 20% degli uomini trans esegue il pap-test, contro il 78% delle donne cisgender.
Data l’enorme discrepanza nell’accesso alle cure, nel 2022 l’Istituto superiore di sanità ha ribadito l’importanza di istituire dei corsi di formazione per il personale sanitario affinché sia consapevole, aggiornato e formato per garantire alle persone trans e non binarie l’assistenza di cui necessitano e per invitarle a non mancare ai programmi di screening indispensabili per la loro salute.
Il pap-test, l’hpv-test e il vaccino contro l’hpv sono strumenti fondamentali nella lotta contro il cancro della cervice uterina che si colloca al quarto posto tra i tumori più comuni del sesso femminile e in Italia ogni anno si registrano circa 2400 nuovi casi (dati AIRC).
Grazie ai programmi di screening, il numero dei casi e dei decessi è in continua diminuzione, ma il sistema sanitario non avrà raggiunto il suo obiettivo se una parte di popolazione resta marginalizzata, stigmatizzata e privata di un diritto fondamentale, quello alla salute.